LO SHIATSU NEL TRATTAMENTO POST TRAUMATICO IN EMERGENZA. (I.R.T.E.)

Metodiche di intervento su popolazioni colpite da calamità naturali: dall'esperienza del sisma dell'Emilia (maggio 2012) al terremoto del Centro Italia (agosto 2016) “Ma voi non ve ne andate, quando toglieranno tutti le tende, vero?” Questa era la domanda che tutti i riceventi ci rivolgevano dopo aver terminato la loro prima seduta di shiatsu. “No, non ce ne andremo, certo!”

Era l'estate del 2012 quando una cinquantina di operatori IRTE si alternarono nei campi di Protezione Civile della bassa modenese per offrire una presenza che si protrasse fino all'autunno inoltrato, per concludersi a fine ottobre. Sono trascorsi ormai più di 4 anni dal maggio 2012 che ha inginocchiato la bassa emiliana, veneta e lombarda in modo tanto grave quanto inatteso. Ma ogni forte terremoto porta in sé le stesse caratteristiche di gravità e imprevedibilità. E ora siamo daccapo. Questa volta a pagare il tributo all'irrequietezza delle faglie terrestri è stato nuovamente il centro Italia, in un contesto geografico ben più aspro e complesso di quello emiliano e per certi aspetti anche di quello aquilano del 2009.

Sull'onda emotiva del “voler dare una mano” in queste ore vorrebbero mobilitarsi tutti, oltre alle forze istituzionali scese in campo con le proprie competenze nell'immediato post sisma. Se da un lato questo è il segnale positivo di una diffusa capacità empatica di condivisione e desiderio di alleviare le sofferenze di tante persone, dall'altro esiste anche – e non marginalmente - l'aspetto di voler vestire i panni dell'eroe e dover dimostrare di “esserci”. Esserci è importante, ma lo è ancora di più se questa presenza saprà mantenere nel tempo una continuità e sarà in grado di dare vita a un'esperienza significativa, sia per le persone, che per la riproducibilità delle strategie e delle soluzioni adottate. Nel sisma emiliano abbiamo portato lo shiatsu della nostra scuola, affiancandolo al lavoro del dipartimento di Psicologia dell'Emergenza della regione Abruzzo per creare una sinergia efficace e tracciabile.

Dal lavoro congiunto, protratto per 5 mesi (a partire dalla quindicina di giorni successiva all'evento) abbiamo potuto elaborare una raccolta dati che è stata oggetto di presentazione nell'anno successivo al convegno abruzzese “Narrare l'emergenza: in soccorso ai soccorritori” (Introdacqua - PE - settembre 2013).

La tecnica usata dalla nostra scuola, che si avvale di sequenze utili a riequilibrare velocemente le emersioni di energia disarmonica, ci ha consentito un intervento efficace sulle diverse problematiche riportate dai cittadini del cratere e dai soccorritori. La frequenza dei trattamenti, di solito bisettimanale , ci ha permesso di constatare che alcune condizioni di disarmonia iniziale largamente condivise, indipendentemente dai vissuti soggettivi (ansia, dispnea, insonnia, disorientamento, mancanza di concentrazione, paura del futuro, attacchi di panico, afasia, bulimia, problemi all'apparto digerente e intestinale, edemi periferici…), mostravano un netto miglioramento. Riallineando l'energia, si sono riportati in emersione i cronici profondi pre-esistenti al trauma sismico, ma al tempo stesso – nella gran parte dei riceventi abituali - si sono risvegliate le risorse per mettere in atto una soluzione. In occasione di questo nuovo evento catastrofico la collaborazione con la Psicologia d'Emergenza Abruzzo sta ripartendo.

Nelle prossime settimane, terminata la fase di prima emergenza, saremo in grado di comprendere i contesti in cui il nostro lavoro potrà concretizzarsi. Stiamo predisponendo il razionale per una raccolta dati che sarà il filo conduttore di uno shiatsu che, partendo dal cuore e passando attraverso le nostre mani, saprà dare alla nostra presenza un significato capace di andare oltre l'emozione del momento.

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