Il meridiano che disegna il tuo corpo (Repubblica)

Il meridiano che disegna il tuo corpo

PAOLA EMILIA CICERONE

LO SHIATSU è molto più di un rimedio per il mal di schiena o i dolori articolari. L'obiettivo di questa tecnica - il termine significa "dito-pressione" - codificata in Giappone poco più di un secolo fa ma radicata nella tradizione della medicina orientale, è riequilibrare l'organismo e potenziarne la vitalità. Si spiega così perché trovi applicazioni in settori diversi, «soprattutto oggi - spiega Valter Vico, dirigente della Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori FISieo - che la medicina ufficiale si sta aprendo a nuove esperienze, e presta maggiore attenzione all'umanizzazione delle cure. Spesso le persone arrivano segnalando un problema specifico, poi il trattamento le fa stare meglio, e continuano».

A confermare la validità di questo percorso ci sono i progetti che la FISieo promuove da anni, a supporto di strutture sanitarie e assistenziali. Come l'Unità Operativa per disturbi del comportamento alimentare presso il reparto di Neuropsichiatria Infantile del Sant'Orsola di Bologna, dove lo shiatsu è entrato «quasi per caso" vent'anni fa. Abbiamo iniziato con trattamenti individuali alle ragazze ricoverate - spiega la responsabile del progetto Stefania Ferri - poi l'esperienza si è allargata, grazie al Day Hospital che permette di seguire anche ragazze più grandi». Oggi sono le pazienti stesse, guidate dagli operatori shiatsu che lavorano in équipe con il personale del reparto, a scambiarsi semplici trattamenti. «Un lavoro che aiuta queste ragazze a superare la difficoltà del contatto fisico spiega Ferri - e a scoprire la possibilità di prendersi cura di un'altra persona, che le aiuta a fidarsi e ad affidarsi». Dando loro l'opportunità di acquisire una consapevolezza diversa del proprio corpo: «Queste ragazze non si "vedono", e hanno paura a essere toccate – spiega il neuropsichiatra Emilio Franzoni, responsabile del reparto – questo tipo di trattamento le aiuta a rilassarsi, a integrare mente e corpo». Ma anche a sviluppare una migliore capacità di relazione con gli altri, e con se stesse: «Spesso chiediamo alle pazienti di disegnare la propria immagine prima e dopo il trattamento - ricorda Ferri - un lavoro da cui emerge chiaramente come lo shiatsu cambi il loro modo di vedersi, dando loro una maggior consapevolezza».

E proprio la delicatezza di approccio permette di usare lo shiatsu per coinvolgere soggetti per cui il contatto fisico può essere un problema: lo conferma il progetto su Il contatto come comunicazione, nato per un gruppo di ragazzi con autismo della scuola Carducci di Foligno. «Il contatto è un'opportunità in più per comunicare con ragazzi che spesso tendono a isolarsi o al contrario a farsi notare estremizzando i loro comportamenti. Un modo per imparare il loro linguaggio», spiega Gianfranco Ferraro, responsabile del progetto. Per superare le diffidenze, l'approccio è stato graduale. «Abbiamo cominciato con un tocco leggero, tra noi operatori, per poi coinvolgere i ragazzi in giochi pensati per aiutarli ad accettare il contatto dello shiatsu, e arrivare a proporre veri e propri trattamenti spiega Ferraro - la cosa più bella è vedere i più agitati diventare nostri collaboratori, aiutandoci ad allestire la sala ». Quello che si crea è un ambiente rilassato, in cui i ragazzi ritrovano la calma. «La caratteristica dello shiatsu è proporre un ascolto rispettoso, in un clima di rilassamento che permette di comprendere e accogliere le esigenze della persona che si sta trattando – spiega Ferraro – ogni trattamento è diverso, adeguato a quella persona».

Lo shiatsu è, infatti, una tecnica flessibile, che si adatta alle esigenze individuali e può essere trasmesso attraverso semplici trattamenti da insegnare ai genitori per praticarli sui bambini. O integrarsi con forme di automassaggio contro ansia e stress, come quelle proposte da Stefania Ferri nel carcere femminile bolognese della Dozza, all'interno del progetto Non Solo Mimosa. «Lo shiatsu è uno strumento talmente semplice - conclude Ferri - che per un operatore esperto non è difficile trasmetterne efficacemente alcuni principi».

Una pressione profonda del dito o della mano.
Pensata per dare vitalità.
E usata anche in ospedale.

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